ottobre 2011

A tutto pollo!


Il mio papà non capisce perchè ogni volta che lo invito a cena finisce con il trovarsi davanti un piatto a base di pollo. A lui il pollo non piace proprio ma io non riesco a farmene una ragione, così glielo propongo sempre in maniere diverse, e a mio parere accattivanti, in modo da fargli cambiare idea. A voi propongo 3 ricette, cominciando dalla più semplice e rapida: un classico pollo al forno ma con un ingrediente “segreto” che farà la differenza.
Prendete un bel pollo, già pulito. Fatto? Ora prendete un bel limone. Fatto? Lavate il limone e, semplicemente, infilatelo intero dentro il pollo. Salate con sale grosso, ungete con un filo d’olio una pirofila e infilate in forno a 200* per 45 minuti circa. L’unica attenzione che dovrete dedicare al vostro pollo sarà aver cura di girarlo di tanto in tanto in modo che la pelle diventi croccante da tutte le parti. Gli ultimi minuti potete accendere il grill per ottenere una crosticina dorata.
Seconda ricetta, un pochino più complessa: involtini di petto di pollo su purè di piselli.
Ecco gli ingredienti per 4 persone: otto fette di petto di pollo, 8 fettine sottili di bacon, una scamorza (che taglierete a listarelle), otto foglie di salvia. E poi, immancabili, olio evo, sale, pepe e vino bianco per sfumare.
Per la purea di piselli: 300 gr di piselli (vanno bene anche quelli surgelati), 100 gr di speck, 1/2 cipolla, sale.
Battete leggermente le fette di pollo e disponete su ciascuna una fettina di bacon, una listarella di scamorza, salate e pepate a piacere; fate degli involtini, copriteli con una foglia di salvia ciascuno e chiudeteli con uno stuzzicadenti, in modo che in cottura non fuoriesca il ripieno. Cuoceteli in padella con un filo d’olio per 2 minuti circa a fuoco alto. Quando la carne sarà sigillata sfumate con il vino, coprite, abbassate la fiamma e lasciate cuocere per una ventina di minuti.

Tagliate la cipolla finemente e mettetela in una padella con un filo di olio. Aggiungete lo speck e fate rosolare. Infine aggiungete i piselli, coprite e fate cuocere, aggiungendo di tanto in tanto un poco di acqua se necessario. Quando sono cotti frullate con un mixer a immersione fino a ottenere una crema da mettere sotto (o a alto se preferite) agli involtini.
Il terzo piatto a base di pollo arriva da molto lontano. Qualche anno fa ho fatto un meraviglioso viaggio in Thailandia. A Bangkok non mi sono fatta mancare una visita al famoso mercato di Chatuchak. C’era di tutto un po’: vestiti, tessuti, gioielli, verdure e frutti coloratissimi e mai visti prima, enormi pezzi di carne, animali vivi che circolavano indisturbati, banchetti di street food che cuocevano il cibo davanti ai clienti. In mezzo a questo divertente caos, si apriva uno spiazzo, riempito con panche e tavoli di legno, dove le persone mangiavano una accanto all’altra, in una sorta di enorme tavolo comune. Rapidi “camerieri” passavano da un cliente all’altro, prendendo le ordinazioni e portando piatti coloratissimi e pieni di cibi di ogni tipo. Mentre prendevo posto, ansiosa di assaggiare tutte le specialità locali, mi è caduto l’occhio su due grandi catini di plastica messi in un angolo. In uno venivano i piatti venivano svuotati dai resti del cibo, nell’altro, pieno di un’acqua torbida, venivano sciacquati rapidamente e poi impilati sul bancone, pronti per essere riutilizzati nuovamente.
Ricordo che la mia mente è andata alla famosa minestra del sabato servita nel collegio di Gianburrasca, quella fatta con l’acqua del lavaggio dei piatti di tutta una settimana, e lo stomaco per un attimo mi si è stretto in una morsa di terrore. Ma è stato appunto giusto un attimo: poi i miei occhi hanno incrociato quelli dolcissimi di un thailandese addetto alla griglia e, subito dopo, un piatto di succulento pollo glassato.

Ho fatto appello a tutti i miei anticorpi e ho mangiato addirittura due porzioni del pollo più buono mai assaggiato in vita mia. Questa che vi propongo è una mia imitazione. Ho cercato di ricordare i sapori e studiato qui e là qualche ricetta di pollo thai, facendo varie prove e aggiustando di volta in volta le dosi degli ingredienti.

Questo è il risultato, giudicate voi!

Calcolo un paio di cosce di pollo a persona. Preparo una marinata con miele, salsa barbeque specifica per marinate di carne, il succo di un limone, sale, pepe e un peperoncino fresco fatto a pezzi. Lascio marinare il pollo per almeno due ore. Lo sposto in una pirofila insieme alla sua salsa e metto in forno a 220* per 20 minuti, girandolo di tanto in tanto. Dopodichè accendo il grill e faccio andare fino a che non ottengo una glassatura croccante e dorata. Meraviglioso! Ognii volta che lo mangio riassaporo i giorni indimenticabili trascorsi in Thailandia….

Campania: tour tra inferno e paradiso (gastronomico) in 48 km

Speechless. Il termine descrive perfettamente la reazione della moltitudine di turisti (stranieri e italiani) davanti alle bellezze della costiera amalfitana. In questo caso il termine è perfetto anche per descrivere la sensazione che ho provato io una volta arrivata all’hotel scelto per un week-end ad Amalfi. Il Villa Felice Resort mi ha lasciato semplicemente così: speechless, cioè senza parole.
Posizionato in una dei punti più belli della costiera amalfitana, è totalmente inadeguato per quanto riguarda l’ospitalità. Dall’arredamento delle camere, al menù del ristorante (per usare un eufemismo visto che la cena servita prevede un antipasto, un primo e un secondo cucinati come neppure nella peggiore mensa pubblica, in abbinamento a un vino imbevibile), alla colazione del mattino a base di latte a lunga conservazione e brioche secche, è tutto assolutamente inadeguato alle pretese del nome (Villa-Felice-Resort: non c’è traccia di nessuno di questi tre elementi) e dei proprietari. La cosa che più lascia perplessi è che gli altri ospiti non sembrano notare niente che non vada e anzi apprezzano in silenzio i piatti scodellati dalla cucina. Quando si dice de gustibus

Per fortuna ho trovato consolazione a una tale cena il giorno dopo, giusto in tempo per non lasciare la Campania con, è proprio il caso di dirlo, l’amaro in bocca. Alla Tavernola, a Battipaglia, hanno saputo farmi dimenticare la brutta avventura gastronomica del giorno prima. Un’autentica antica locanda, che al primo piano ospita anche qualche camera per la notte, dove finalmente riusciamo a gustare i sapori della tradizione campana: trionfo di mozzarella di bufala fatta a mano in uno dei numerosi caseifici della zona, prosciutto crudo con carciofini alla brace, involtino di verza ripieno di carni macinate, piccola parmigiana di melanzane. Questo solo per iniziare. Poi vasta scelta di paste fatte a mano come il fusillo e il cavato, risotto radicchio e provola, ravioli ripieni. Carni cotte sulla brace a vista, tra cui spicca quella di bufalo locale.
Tutto gradevole e ben eseguito, ma niente che possa eguagliare i dessert. Tiramisù, millefoglie, tortino caldo di ricotta e pere tra due cialde di pastafrolla, zeppole di pasta leggerissima fritte e ricoperte di zucchero: siamo nel Paradiso dei golosi! Questi dolci da soli valgono il viaggio.
Chissà che lo staff dell’albergo di Amalfi non trovi il tempo per fare una passeggiata fino a Battipaglia e scoprire finalmente come si lavora in una cucina.

La Camilluccia

Di sicuro al ristorante La Camilluccia non ci si capita per caso a meno che non siate residenti in zona.
Via Fani è tristemente nota per essere stato scenario del rapimento di  Aldo Moro la mattina del 16 marzo 1978. Oggi l’unico segno di vita in questa tranquilla strada residenziale sono le luci di questo locale di pesce.
Il proprietario è un ragazzo sardo animato dalle migliori intenzioni ma il suo entsiasmo da solo non riesce a colmare alcune lacune. Gli interni del ristorante vorrebbero essere eleganti, ma i paraventi che separano i tavoli e persino la sala privata per cene di gruppo lo fanno somigliare davvero troppo a un ristorante cinese. Il consiglio del cameriere che ci serve è quello di cominciare da un misto di antipasti e, non sapendo scegliere tra cotti e crudi, si finisce per ordinarne uno di ognuno. Arrivano quindi un contenitore pieno di ghiaccio tritato con sopra un’ostrica, un (mini) gambero e uno scampo a testa e un piatto con i “cotti”: insalata di mare, moscardini fritti, (1) involtino di pasta fillo riempito con del pesce poco saporito. Tutto in quantità appena sufficiente perchè ci si possa rendere conto del sapore.
Tra i primi buoni i paccheri alla rana pescatrice, forse leggermente scotti. Notevole e molto apprezzato il cestino di pani fatti in casa.