agosto 2012

Torta alle pere con gelato alla cannella

Interrompo per un giorno il filone delle ricette indiane e torniamo ai sapori di casa nostra con una torta davvero buona, che mangio spesso in un ristorante vicino a casa mia (La Vergara) e che ho voluto rifare seguendo la loro ricetta.

Ingredienti: 100 gr di farina, 100 gr di burro, 100 gr di zucchero, 2 uova, 4 pere, 1 bustina di lievito vanigliato, 1 pizzico di sale.
In un recipiente sbatto le uova con lo zucchero e il burro fuso.
Poco alla volta aggiungo la farina, poi il lievito e il pizzico di sale. Mescolo bene fino a ottenere un impasto omogeneo. Sbuccio le pere e le taglio a spicchi dello stesso spessore. Imburro leggermente uno stampo, ci verso metà dell’impasto, dispongo le pere e sopra verso il restante impasto.
Cuocio in forno a 180° per 40 minuti circa. L’interno deve rimanere soffice e quasi cremoso.

Per il gelato alla cannella io ho utilizzato del gelato alla vaniglia già pronto e l’ho spolverato con cannella a piacere e guarnito con foglioline di menta (che con il gelato stanno davvero bene) e un poco di salsa al cioccolato (per esagerare!).

E ora… un po’ di ricette indiane. Oggi: samosa!

La guida che ci ha accompagnato in giro per le città di Delhi, Rajasthan e Uttar Pradesh si chiama Ratnesh.
E’ un giovane uomo indiano di 39 anni, vive ad Agra con la propria famiglia, parla italiano molto bene, è appassionato di arte, storia, religione e… cucina!
Non poteva andarmi meglio.
Nelle lunghe ore trascorse insieme mi sono fatta raccontare come preparare i tipici piatti della cucina indiana e, appena possibile, mi sono fatta portare nei luoghi dove assaggiarli.
Nella cucina indiana le spezie sono grandi protagoniste. Io mi sono procurata molti ingredienti in loco, ma a voi non sarà difficile trovare le principali nei grandi supermercati o nei negozi di alimenti esotici.
Inoltre in India in cucina l’olio di oliva praticamente non viene utilizzato (si trova giusto nei ristoranti di un certo livello per condire le verdure). Al suo posto utilizzano olio di semi vari o di sesamo, oppure burro.
Io invece, dove possibile, utilizzerò olio evo.

Allora amici, siete pronti? Ho raccolto per voi foto e ricette.
Oggi: samosa! Sono un tipico street food indiano e io li ho mangiati in un baracchino per le strade di Jodhpur (detta anche Città Blu, colore simbolo dei Bramini), su un pezzo di carta di giornale (che riportava gli orari dei treni!).

Ingredienti: 100 gr di farina, 50 gr di burro, acqua q.b., 4 patate, cumino, peperoncino verde fresco, curcuma, olio evo, olio di semi per friggere.
Impasto la farina con il burro e un pizzico di sale, aggiungendo man mano un po’ di acqua.
Ottengo una pastella, simile all’impasto della nostra pizza. Faccio tante palline che stendo in forma ovale.
Poi preparo l’impasto. Lavo e sbuccio le patate, le metto a bollire e, una volta cotte, le schiaccio grossolanamente.
In una padella scaldo un filo di olio di oliva e metto a soffriggere il peperoncino tagliato a pezzetti, la curcuma e il cumino. Aggiungo le patate schiacciate e lascio insaporire.
Con il composto farcisco gli ovali di pasta come se fossero dei ravioloni, li chiudo inumidendo i bordi con un goccio di acqua e li friggo in abbondante olio di semi bollente.

India: un assaggio di vita quotidiana

L’aspetto più clamoroso di questo viaggio appena concluso, è stata la possibilità di calarsi per qualche giorno nella vera vita quotidiana della gente del luogo.
Questo è stato possibile grazie ai nostri accompagnatori, Ratnesh e Sumer, che ci hanno accompagnato in luoghi ameni, spesso fuori dalle consuete rotte turistiche, permettendoci di spingerci nei vicoli più segreti delle città, fin dentro le case, invitandoci a visitare le loro famiglie e famiglie di amici, offrendoci il tè nelle loro dimore e lasciandoci giocare con i loro figli; in questo modo ci hanno fatto conoscere la vera India, nei suoi aspetti più scioccanti e preziosi, facendocene innamorare perdutamente.

Un giorno, sulla strada verso Udaipur (detta anche la Città Bianca, o la Città dei Laghi), ci siamo fermati nella casa-laboratorio di un mercante di tappeti. Ci ha mostrato come avviene la lavorazione dei kilim dhurrie e mi ha anche fatto provare a usare il telaio (con risultati penosi!).

Io al telaio

Io e mio marito abbiamo acquistato un tappeto, ottenendo un buon prezzo perché, secondo le usanze locali, la prima e l’ultima vendita della giornata sono molto importanti e di buon auspicio, e un venditore non può assolutamente permettersi di perderla.

Il figlio del mercante

La nonna…

…e la sua cucina

Nel corso del lungo viaggio, sulla strada spesso e volentieri ci fermavamo per una sosta. Ogni volta era una scoperta nuova e l’occasione per assaggiare qualche specialità locale: dal lassi, bevanda rinfrescante fatta con lo yogurt e a volte la frutta, all’achar, un misto di verdure e frutta sottaceto; ai pakora, verdure fritte in pastella.

Achar di mango

Una gallina spazzola via i resti del nostro spuntino

Lassi: bevanda rinfrescante allo yogurt

A Jaipur siamo stati invitati a casa sua da Sumer, il nostro autista, a conoscere la moglie e i figli.
Sumer di cognome fa Singh e appartiene alla casta guerriera, la seconda per importanza dopo quella dei bramini. Nella sua casa su due livelli, pulita e lucida come uno specchio, la sua bellissima moglie in sari viola e oro ci ha offerto tè verde, profumato con pepe nero e zafferano, e i tipici rasgulla, dolcetti di latte.

Tè verde e rasgulla a casa di Sumer

                                      
La bambina di Sumer, un’appassionata delle locali arti decorative ma ancora alle prime armi, mi ha voluto regalare un prezioso tatuaggio all’hennè. Dopo due settimane ne porto ancora i segni e, nonostante le mie dita arancioni qui in Italia destino più che altro perplessità, questo “ricordo indiano” mi scalda il cuore.

A Udaipur abbiamo vissuto un’altra esperienza unica: lezione di cucina indiana, seguita da una cena, a casa di Angie, conoscente dei nostri accompagnatori. Angie, ha perso il marito qualche anno fa e per mantenere i due figli dà lezioni di cucina alla gente di passaggio.
Poichè era il 15 di agosto ed era festa nazionale (anniversario dell’indipendenza dell’India, conquistata nel 1947), tutti i negozi erano chiusi e c’era il divieto di acquistare alcolici.
Ma i nostri previdenti accompagnatori si erano procurati in anticipo della carne di agnello fresca e addirittura del whisky per celebrare l’invito a cena di noi due stranieri.
Angie, seduta sul letto utilizzato anche come divano, mi ha mostrato come preparare l’impasto per il roti (pane non lievitato, fatto con acqua e farina, e cotto in piastre chiamate tawa), accanto a lei nel frattempo i due figli facevano i compiti. Nella stessa stanza, su un tavolino basso, gli uomini sorseggiavano il whisky allungato con acqua e spizzicavano namkin (specie di salatini piccanti).

Assistita da Angie preparo l’impasto per i roti

I roti che ho preparato io!
Chai: tipica bevanda a base di tè

Abbiamo cucinato insieme tanti altri piatti, dal masala mutton (agnello cotto con una combinazione di spezie, chiamata appunto masala) all’ocra piccante, al dal fried (lenticchie cotte con acqua, curcuma e sale, poi ripassate in padella con cipolla e pomodoro), al chai (bevanda molto diffusa a base di tè nero, acqua, latte, zucchero e zenzero); poi ci siamo seduti a tavola e, sempre sorseggiando whisky allungato (mi sentivo un incrocio tra Michele del celebre spot e Charles Bukowski) abbiamo mangiato i piatti che avevamo cucinato.

La cucina di Angie

Il frutto dell’ocra

Il masala box di Angie

Angie filtra il chai prima di servirlo

La dispensa delle spezie

Un piatto di masala mutton