gennaio 2017

Mais Amor Por Favor: il mio Brasile (#1)

Viaggiare è un’attitudine, una forma mentale, una predisposizione allo scambio. Si può attraversare il globo, oppure semplicemente uscire di casa e andare a visitare un quartiere della nostra città diverso da quello in cui abitiamo.
In un caso e nell’altro occorrono la stessa dose di curiosità, apertura mentale, voglia di conoscere e accettare ciò che è diverso da noi e che ancora non conosciamo.
Da ogni mio viaggio, lungo o breve che sia, che mi conduca lontanissimo o dietro casa, ho imparato che la cosa fondamentale da portare con se è il rispetto.
Ho imparato che è importante entrare con umiltà nel territorio altrui, senza invadenza nè arroganza, con un sorriso magari, che lasci capire che si è aperti e ben disposti allo scambio, ma senza forzature o imposizioni.
La natura, le persone, i credi religiosi, le usanze, i cibi: per conoscere un luogo è necessario sapere osservare in silenzio, lasciarsi coinvolgere senza pregiudizi, cercare di comprendere anche ciò che ci sembra molto lontano da noi e dalla nostra quotidianità.
Adattarsi è sopravvivere, sempre.
Anche quando le condizioni sembrano sfavorevoli, conviene dare una possibilità all’altro. Per scoprire magari che “l’ignoto” non fa poi così paura e che spesso non c’è niente da temere nelle cose che sono diverse dalla mostra idea di “normalità “.
Quando viaggio cerco di mettermi il più possibile in connessione con il Paese che sto visitando, vado alla ricerca dei cibi tipici, visito i mercati, cerco di conoscere persone del luogo e di fare, nel limite del possibile, attività simili a quelle che fanno loro tutti i giorni.
Ho fatto così anche in questo mio viaggio in Brasile (sono ancora qui mentre sto scrivendo questo post): una lezione di cucina a casa di un pescatore, in una favela sul mare a Salvador de Bahia, per imparare a preparare uno dei piatti bahiani più famosi, la moqueca di pesce;
un viaggio in pullman lungo 7 ore, da Salvador a Lencois, una cittadina deliziosa e tranquilla (a parte le entusiasmanti e rumorose feste che in questo periodo durano fino all’alba), lontana dal caos e dalla sensazione di pericolo imminente che si percepiscono nel resto del Brasile; passeggiare nella lussureggiante regione della Chapada Diamantina, raggiungere le vette più alte e i laghetti meno frequentati, accompagnati da Luis detto il Krug, una guida locale che nella zona è una leggenda. Lui faceva il grafico pubblicitario a San Paolo ma da 40 anni ha scelto una vita diversa e oggi, a 72 anni, sale su per le montagne agile e instancabile come un gatto e della Chapada conosce ogni singola pietra.

C’è tutto da imparare. Basta sapersi fermare e ascoltare.

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Gennaro Esposito: mangerete la mia storia

“Nel mio mestiere dimenticare le proprie origini è un “peccato mortale”,
un gesto di superbia che preclude anche la possibilità di scoperte future.
Ricordiamocelo, ricordatevene.”

Due Stelle Michelin dal 2008, meritatissime.
Una cucina che non smette mai di innovarsi, sperimentare, ma che allo stesso tempo rimane legatissima alle tradizioni e agli ingredienti del territorio, a partire dalla treccia di bufala orgogliosamente esposta all’ingresso della sala e che ci viene offerta appena ci sediamo.
La location è incantevole, una torre vecchia 1300 anni che svetta dove mare e cielo si incontrano, e dove le pietre antiche convivono con il design in modo gradevolissimo.
Non potevamo iniziare il nostro 2017 in modo migliore.
Alla Torre del Saracino la parola d’ordine è attenzione a ogni dettaglio, ma come piace a noi: con genuinità e leggerezza.
Il maître ci accoglie sulla scalinata e ci invita ad entrare.
Da quel momento è stato tutto un susseguirsi di coccole.
E’ una meravigliosa giornata di gennaio, limpida e fredda, e per l’aperitivo scegliamo la torre di vetro che affaccia direttamente sulla spiaggia e sul mare, lì a pochi metri da noi.
Champagne e piccoli assaggi dalla cucina, poi veniamo guidati in sala.
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La carta del ristornate la potete trovare anche on line, ma il consiglio è quello di lasciare fare allo chef.
Noi scegliamo il menù da 7 portate e ci lasciamo andare al piacere.
Iniziamo con Seppia, inchiostro e fegato con pesto di prezzemolo e confit di limone.
Triglia in umido, caprino e gnocchi di bietola.
Stoccafisso, e patate con spuma di capperi e peperoni cruschi.
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Pane fresco, grissini e focacce sfornati dalla cucina si susseguono a ogni portata.
Arriva una indimenticabile minestra di pasta mista con crostacei e piccoli pesci di scoglio. 12 tipologie di pasta, tutte con cotture differenti. La mia preferita in assoluta, quasi a pari merito con il piatto successivo: ravioli con provolone del Monaco, pere e tartufo bianco.
I secondi mi hanno stupito meno ma sui dolci torniamo a volare. La piccola pasticceria, il carrello del cioccolato e i dessert: per me mont blanc scomposto, per il mio amore un tiramisù indescrivibile a parole: delizioso da lasciare senza fiato.
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Caffè, distillati, i saluti dello Chef ed è già tempo di lasciare, a malincuore, la Torre.
Gennaro Esposito e la sua cucina ci hanno rubato il cuore.
Che possa essere un anno pieno di cose belle e buone e, naturalmente, di Stelle!

Via Torretta, 9
Marina d’Aequa,Vico Equense (NA)
Tel. +39 081.802 85 55

Nel Regno del Boss delle Cerimonie: il mio Capodanno a La Sonrisa

Il Boss è morto, evviva il Boss!
Già da qualche tempo Antonio Polese, meglio conosciuto come il Boss delle Cerimonie, era malato e lo scorso 1° dicembre è arrivata la triste notizia della sua morte.
Erano anni che sognavo di visitare il Castello del Boss ma l’idea di trascorrere la sera dell’ultimo dell’anno all’Hotel La Sonrisa non mi aveva mai sfiorato.
Finalmente lo scorso 31 dicembre ho coronato il mio sogno trash e ho partecipato al cenone di fine anno nel Castello.
Tutto secondo le aspettative: luci, colori, musiche napoletane, menù ricco; la qualità dei piatti molto discutibile ma questo era prevedibile e noi si era lì per il folklore.

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L’albergo è un 5 stelle a pochi km dalla Costiera Amalfitana. Ricorda in tutto e per tutto un castello delle fiabe ed è stato ristrutturato alla fine degli Anni ’70 da Antonio Polese con l’intento di creare una location da sogno per rendere indimenticabili matrimoni, battesimi, comunioni e qualunque evento che si abbia voglia di celebrare in grande.
Tutto è studiato per stupire: gli arredi opulenti (oro e intarsi ovunque), fontane con giochi di acqua, luminarie, limousine e persino carrozze d’epoca.
L’hotel sembra un vero castello e il Boss ne era il Re indiscusso.
Dopo la sua morte se possibile la Sonrisa è ancora di più un tempio dove il Boss è celebrato ovunque.
Le pareti sono ricoperte di sue foto con personaggi di ogni tipo, da Diego Armando Maradona a Sofia Loren, passando per Caterina Balivo, Giucas Casella e Anna Tatangelo.
Ma per il Boss e il suo Castello non è sempre filato tutto liscio come in una favola: negli anni sono state numerose le accuse di presunti legami con la camorra e recentemente l’intera struttura è stata confiscata per abusi edilizi effettuati tra il 1979 e il 2011.
Questo non ha però impedito la registrazione presso l’albergo di Sant’Antonio Abate della quinta edizione della fortunata trasmissione di Real Time e la messa in onda è prevista per la prossima primavera.
Il Boss è morto ma la sua stella, per la gioia dei numerosissimi e affezionati fans, continuerà a brillare.

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