Ristorante Il Cortiletto: la Puglia (e la ristorazione) che piace a me

Un giardino segreto, un piccolo cortile incantevole che custodisce un ristorante a gestione e atmosfera familiare.
Curatissimo e allo stesso tempo non lezioso, porta in tavola, in ceramiche e tegamini di ghisa artigianali, i piatti migliori della cucina tradizionale pugliese di terra.
Prodotti di qualità eccezionale, a km 0, ricette semplici ma eseguite alla perfezione e sempre con un tocco di creatività non invadente.
Burrata con alici e peperoni, capocollo, formaggi serviti con confetture e noci, purea di fave, tegamino di parmigiana di melanzane, minuscole polpettine di carne fritte (che ne mangeresti un milione) sono soltanto alcuni degli antipasti per iniziare.
Medaglia d’oro al benvenuto dello chef: vellutata di rape rosse con menta, germogli e crostini di pane.
E poi le classiche orecchiette, oversize e fatte in casa, con sugo di braciole e polpettine, grigliata di bombette, capocollo e agnello, patate con la propria buccia fritte, dolci sublimi.
Servizio attento e gentilissimo.
Un applauso a Il Cortiletto, gioiellino che contribuisce a rendere la frazione di Speziale uno dei miei posti preferiti al mondo (nella stessa strada ci sono un caseificio e una macelleria che sono diventati tappa fissa dei nostri viaggi in Puglia, per un approvvigionamento di prodotti tipici da portare come “souvenir” a Roma).

Carciofi ritti

Ingredienti: 8 carciofi (anche i gambi), 100g di pancetta agliata a fettine, 1 spicchio aglio, olio, sale, pepe.

Pulite bene i carciofi e togliete un bel po’ di foglie.
Tagliate i gambi alla pari così possono stare in piedi. Tritate finemente la pancetta e i gambi di carciofo.
Con la farcia ottenuta riempite i carciofi fino all’orlo e metteteli nella teglia con olio e uno spicchio di aglio, un po’ di acqua, un pizzico di sale e una macinata di pepe.
Coprite e fate cuocere a fuoco lento fino a quando i carciofi non saranno teneri, quindi alzate il fuoco, fate ritirare per bene e servite.

Che delusione Sorbillo!

Da grande appassionata di pizza quale sono, una visita alla Pizzeria Sorbillo, una delle più antiche e rinomate di Napoli, era in agenda da molto tempo.
Da molti considerata la vera casa della pizza napoletana, Sorbillo nasce nel 1935 con nonno Luigi e acquisisce fama e notorietà con la zia Esterina; oggi è gestita con amore e passione dai nipoti, Gino e Antonio, che continuano la tradizione ma con un occhio alla modernità.
I due fratelli infatti sono, si pizzaioli, ma anche imprenditori e hanno allargato il business di famiglia aprendo nuovi ristoranti a Napoli e Milano.
Lunghe code per ottenere un tavolo e in menù soltanto pizze (poche e per lo più tradizionali) e birra.
Io sono stata a pranzo a fine dicembre nella sede storica di via dei Tribunali.
Ho fatto, felice e piena di aspettative, la consueta fila d’obbligo ma, purtroppo, una volta conquistato il mio tavolo, l’attesa non è stata ricompensata.
Sarò una voce fuori dal coro ma devo ammettere che la pizza dei Sorbillo non mi ha conquistato.
Pizze piccole, poco condite, talmente sottili e mollicce da doversi aiutare con la forchetta per tenere su la fetta.
Un capitolo a parte il servizio: siamo in un ambiente spartano e semplice d’accordo, ma questo non giustifica i tavoli letteralmente uno sull’altro (per andare in bagno ho dovuto fare alzare 4 persone sedute al tavolo accanto al mio), il servizio trascurato e approssimativo oltre ogni decenza e al limite della scortesia.
Non è questa la Napoli che mi piace, non è questa la ristorazione (e soprattutto la pizza) che amo.

pizzeria sorbillofrancescainthekitchen

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